Un angelo con il numero 13

Il tempo dicono che guarisce le ferite, che aiuta a superare gli ostacoli, ma non tutte le espressioni sono lo specchio della vita, quando quest’ultima viene spezzata ingiustamente.
Sono le 9:30 di una Domenica come tante, in attesa di una partita come molte altre, chissà come quante altre ……..c’era una squadra che aspettava un giocatore, il proprio Capitano, per fare colazione, per prepararsi ad affrontare l’ennesima sfida e continuare a rincorrere un sogno, ma in realtà per continuare a rincorrere il proprio destino.

Quel Capitano era una persona perbene, una persona che era impossibile non amare, era la purezza e la passione di questo sport, era “quell’ Io” bambino che vive in ognuno di noi, era quel Capitano che oggi purtroppo non c’è più.

Tanto hanno atteso invano i propri compagni di squadra, che Davide arrivasse da quella maledetta camera, che magari stesse facendo il suo primo semplice ritardo della sua carriera; ma lui no, lui era un esempio di vita, prima di esserlo in campo e quel bel ragazzo di 31 anni e orgoglio di una città intera, purtroppo, non è mai sceso.

E’ l’inizio di un incubo, di una realtà surreale, impossibile da accettare, ma che la vita ha messo di fronte a chiunque gli volesse bene quest’orrenda sfida, a tutte le persone che lo hanno amato e che continueranno a farlo.

Davide Astori, non è stato di passaggio, è stato un ragazzo gentile, umile, onesto, un Capitano esemplare e chiunque lo ha incontrato ne ha apprezzato almeno una minima parte delle qualità umane che aveva. Ha lasciato la moglie e una bimba di 2 anni, Vittoria, frutto del loro eterno amore, che resterà anche oltre la morte, perché la morte non dividerà mai il sentimento, perché nulla muore mai davvero, se vive nel cuore di chi resta.

Davide ha tracciato il suo ricordo indelebile ovunque è andato ed è stato impossibile non apprezzarlo. Ha vissuto sei stagioni splendide della sua vita dal 2008 al 2014 in Sardegna, a Cagliari, dove si è fatto amare per quello che i suoi valori hanno trasmesso, oltre che ad essere un difensore impeccabile e un professionista esemplare.

Numerosi i messaggi di cordoglio arrivati da gran parte degli addetti ai lavori, ma anche da gente comune, in particolare da chi lo ha vissuto, anche solo per poco, anche solo per una stagione, anche chi ci è stato compagno di Nazionale ed è stato doveroso e ammirevole il gesto della Società sarda, che congiuntamente a quella viola della Fiorentina (squadra di cui Astori era appunto Capitano e dove ha giocato negli ultimi tre anni), ha ritirato la maglia n. 13 in sua memoria, definendola per sempre Sua.

A Cagliari Davide è cresciuto come uomo, oltre che come giocatore ed è stato impossibile dimenticarlo: chissà quante volte avrà saggiato le spiagge di quest’isola e quante giornate in questa terra avranno vissuto ancora nei suoi ricordi, anche dopo la partenza per Roma, nell’estate del 2014. Già … i ricordi….proprio come lui vive ora, in tutti quelli della gente.

Le dimostrazioni di affetto che hanno ricevuto i genitori, i suoi familiari e l’ A.C. Fiorentina sono state straordinarie, gli oltre 10.000 presenti nel giorno del suo funerale ne sono stata la prova, con migliaia di persone pronte ad intonare il suo nome, al grido strozzato in gola di “C’è solo un Capitano”, un urlo singhiozzante, un nodo che stringeva forte nella trachea, segno che quello che ha fatto in questa vita, non è passato inosservato e che rimarrà per sempre nel cuore di chi lo ha incontrato, in maniera forte, toccante, indelebile.

La vita adesso andrà avanti, la quotidianità di tutti i giorni ci farà voltare pagina, ma quel sorriso di un ragazzo gentile rimarrà per sempre scolpito nella mente di chi ne ha conosciuto la sua eleganza, la sua voglia di vivere, la sua voglia di aiutare gli altri, di donare a chi aveva più bisogno.

Di una cosa ne saremo certi, da ora in poi in cielo, c’è un angelo pronto ad illuminarci la via, un angelo con il numero 13.

Ciao, Davide.

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